Orgiano, la porta dei Berici PDF   E-mail

Sulle propaggini orientali dei Colli Berici, tra i paesi di Alonte e Lonigo, si trova l’abitato di Orgiano, famoso in passato per la lavorazione della canapa. Le pagine della sua storia che oggi si possono raccontare grazie a preziose testimonianze rimasteci spaziano dal XV al XIX secolo e sono permeate di mistero, cultura, architettura e nobiltà.

La facciata della sua sede comunale, nella piazza principale, in passato importante sede vicariale, lascia alle numerose lapidi, iscrizioni e stemmi affisse dai suoi illustri cittadini la possibilità di farsi raccontare da sola. A pochi passi da qui, una breve scalinata conduce alla Chiesa parrocchiale dove la protagonista è la pittura del 1400 - 1500, tra cui spicca la bellissima tela della Sacra Famiglia di Bartolomeo Montagna. Salendo ancora verso il cimitero, si percorre un panoramico sentiero che porta all’oratorio di San Rocco, dove è custodita una quattrocentesca immagine della Madonna in terracotta.

La passeggiata continua poi in discesa, tra la storia descritta nelle lapidi e negli stemmi di alcune palazzine storiche. Dal centro cittadino, la lunga cinta muraria e lo scenografico complesso di Villa Fracanzan Piovene attira l’attenzione di chiunque.La nobile famiglia dei Fracanzan presente ad Orgiano fin dal 1316 affidò la costruzione della sua villa nel 1710 all’architetto Francesco Muttoni, che ne fece una delle dimore storiche più belle del Veneto.

 


Per avvalorare le ragioni di questo giudizio si consiglia di allungare la vista dalla terrazza che si affaccia sul brolo e ammirare i saloni interni e la sua cucina, tanto bella da suscitare l’interesse di Napoleone che pernottò qui per una notte. La vita rurale contadina veneta è riproposta grazie ad un interessante museo e da una vasta collezione di trattori d’epoca. Un’ombra di mistero cela però questo ridente abitato. Di chi è la casa alla fine del paese? Se il nome di Paolo Orgiano non vi ricorda nessuno, pensate al Don Rodrigo dei Promessi Sposi…i due hanno qualcosa in comune!

di Ilaria Marobin